Lunotto posteriore

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Mi dissi allora che l’amore, somiglia tanto a quel lunotto posteriore alla fine dell’estate dove ti affacciavi per vedermi allontanare, per continuare poi a cercarmi nella tua città, mentre a me rimaneva il mare.

Nascita e Morte, la bellezza del mistero senza fine.

Non e’ un modo per parlare con te. Con te ci parlo tutti i giorni. Scrivo qui perche’ sono piu’ che convinto che vorresti dire a tutti che il fatto che non ti vedano non vuol dire che tu non ci sia piu’. E a volte ti scappa anche un po’ da ridere. Scrivo qui perche’ sono convinto che vorresti dire a tutti che sei guarito e sei felice, “sicche’ ragazzi dovete esse’ contenti anche voi, ho capito vi manco mi fa piacere, ma sto bene ve lo giuro, Gerry diglielo un po’ po’ anche te, me ‘un mi sentano o che ti devo di’”. Glielo dico io non ti preoccupare, gliel’ho gia’ detto… “Ah Gerry”, dimmi, “certo mori’ e’ strano, ma anche nasce’ e’ strano forte eh”, si e’ vero, “oh, e’ la stessa ‘osa”. Si lo penso anch’io. Ci si vede.

 

Ma se io ti venissi a prendere

Pensavo, ma se io ti venissi a prendere, anche se non mi dici dove sei e ti portassi non so nemmeno io dove a mangiare le ciliegie, o le fragole, perché ancora le ciliegie non sono proprio mature mature, e poi senza dire niente perché magari non c’è nemmeno niente da dire, andassimo a caso da qualche parte senza un motivo particolare, a piedi, o in macchina, o anche gattonando a prendere una cosa da bere in uno di quei chioschi a cielo aperto… e se vuoi poi mi racconti dei tuoi problemi.. sennò stiamo zitti, che per parlare c’è tempo.

I treni del museo

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Erano belli i trenini del museo,
correvano veloci sui binari come quelli veri.
Ce n’erano di tutti i tipi
elettrici, meccanici, a vapore
e anche i professori li guardavano incantati.
La guida spiegava le grandi scoperte
che erano state fatte nel corso degli anni
e tutti i bambini annuivano
e pendevano dalle sue labbra.
Quando alla fine della visita
si rivolse a uno di loro
e gli chiese,
“allora dimmi, cos’è che ti è piaciuto più di tutto?”
lui, senza esitazione allungò la mano
e con l’indice puntato verso una vetrata piena di luce
disse: “quella bambina bionda laggiù”.

Sono andato a bere un bicchiere con Piero Ciampi

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Sono andato a bere un bicchiere con Piero Ciampi,
in un’ora avra’ fumato ottanta sigarette.
Mi ha raccontato di Olga,
di Isabella, di Lucia
quella che lo faceva mangiare gratis in trattoria,
le passeggiate a villa Borghese,
le canzoni scritte sulle tovaglie,
i soldi che finivano subito
e il mare di notte.
Mi ha detto di stare tranquillo,
poi e’ andato via fischiettando una mia canzone.

“Il barrino”

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Non è una questione di nostalgia “abbiamo vinto dieci a zero”, non si stava meglio e neanche peggio, “ha detto lei che ti lascia perché ti sei fatto i capelli”, è semplicemente un bambino col pallone in mano, “la mi’ nonna m’ha dato diecimila lire perché so’ andato alla messa”, una bicicletta con le ruote finite “nonno ha detto che se non ci vado me ne da cinquanta”, è un pomeriggio normale “mi garba da morì, quando lo vedo ‘un capisco più niente”, un giorno qualunque degli anni novanta, “esci stasera?.. Dai, si va tutti in Naiola a vedere le stelle”.

Estate

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Quando il sole spariva mi fermavo sempre a guardare le luci dei paesi lontani che si accendevano prima di cena. Poche voci, un motorino, una macchina, poi non si sentiva più niente. E non sono mai riuscito a capire cosa succedeva nell’attimo esatto in cui tutto si fermava, nell’istante prima della musica, dei balli, prima della doccia, di fare presto e di cambiarsi, un attimo prima di sedersi, di rispondere al telefono o di chiamarti. Nell’istante perfetto, nell’attimo esatto in cui c’era solo l’estate.

Senza dire niente

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Certo che è bello stare con te su questo treno mentre fuori piano piano diventa buio. Non so neanche come ti chiami, ma stiamo guardando fuori dal finestrino tutti e due. Chissà che penserai tu, io se vuoi te lo dico, sto pensando che se scendessimo alla prossima fermata e andassimo a cena insieme sul mare non faremmo del male a nessuno. No? Sei d’accordo?..Bello fuori eh, prima i monti scuri che sembrano ombre, poi l’argento del mare calmo senza onde. Pianure sterminate, senza neanche un ramoscello che sfumano nello specchio calmo del cielo riflesso, e il nostro treno che ci passa in mezzo, adesso. Dove vai stasera? Con chi ti vedi? Ceni a casa? Berrai vino rosso, guarderai il festival di S. Remo, metterai a posto i panni sporchi? Che farai? Sarai sola? Sarai con qualcuno? E’ bello farsi le domande, prova anche tu. Sono sicuro che ti starai chiedendo le stesse cose su di me e sono sicuro che anche tu avrai pensato la stessa cosa e senza dirci niente alla prossima scenderemo, e senza dirci niente passeggeremo per le strade vuote di febbraio e sempre senza dirci niente ci siederemo al tavolo di un piccolo ristorante poco frequentato e ordineremo una bottiglia di vino. Senza dirci niente. Però al cameriere bisogna chiederglielo il vino, sennò non ce lo porta. Non sono tutti come noi che fanno le cose senza dirsi niente. Guarda che è facile, adesso il treno si fermerà alla stazione e noi scenderemo con le nostre poche valigie e via, non ci vuole niente, non serve parlare, sono sicuro che anche tu pensi la stessa cosa, infatti ogni tanto mi guardi, con quello sguardo lì un po’ così, come a dire.. “perché non andiamo a cena insieme senza dirci niente”. Infatti ti tocchi anche i capelli ogni tanto, segno evidente che ti senti osservata e ne sei lusingata. E allora dai, facciamo cadere una volta per tutte queste sovrastrutture, liberiamoci dall’imbarazzo, incontriamoci in uno sguardo che dice “stasera io e te stiamo insieme, una sera nella vita, solo stasera, senza dire niente, guardiamoci tutta la sera, stiamo insieme e poi basta”. Sono sicuro che anche tu stai pensando la stessa cosa, tra poco arriveremo alla stazione preparati, infatti vedi, il treno sta rallentando, piano piano, ecco vedi, ti stai mettendo il cappotto, stai prendendo la borsa, si, il treno rallenta sempre di più, e poi, ecco ci siamo si ferma. Ma, che fai scendi davvero? Oh, aspetta un attimo, che devo fare, vengo anch’io? Così senza dirti niente?! Non so neanche come ti chiami, non è che poi tu non.. Ma scusa aspetta, che fai scendi così senza dirmi niente? Fammi almeno l’occhiolino, un cenno col capo, una carezza, che ne so fammi capire qualcosa, che se poi magari mi sbaglio, ti seguo per le strade buie e tu pensi che io sia un maniaco col cappello di lana e allora telefoni ai carabinieri, o alla guardia costiera e io passo la notte a spiegare a un maresciallo con la barba e la forfora sui baffi la mia concezione della vita, e lui mezzo assonnato neanche mi ascolta e per precauzione mi rinchiude in una cella fredda insieme a tre spacciatori e una Maitresse con la bronchite. Eh? Aspetta un attimo, non so, magari provo a seguirti, però.. ma no aspetta, ma scendi qui davvero? Allora io.. Non so se.. Hai già aperto la porta, io ti tengo la maniglia ti guardo speranzoso e tu mi dici “grazie”. Sparita nell’argentario. Per sempre. Così, senza dirmi niente.

Al mercato

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Allungo la mano verso le arance con le foglie verdi,
chiedo un po’ di noci,
lenticchie secche
e un sacchetto di zenzero caramellato.
Il cielo azzurro si riflette sui vetri delle case
e ti penso,
tra le voci del mercato,
la vigilia di Natale.

Corsa di fine estate

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Corro come sempre vicino al fiume, mi accompagnano i soliti pensieri, è un pomeriggio di settembre. È ancora caldo fuori, la luce ha il colore dell’autunno sui muri alti fino alla strada. “Ti sei innamorato e sei rimasto senza fiato”. Arranco, sudato e in confusione, da sinistra mi supera una bicicletta, è una bambina bionda con i capelli lunghi e indosso una maglietta, leggo sul dorso: “Il vero eroe è quello che vince per gli altri”.  

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